Cristo Acheropita

Icona cristiana: storia, teologia e tecnica pittorica

Cos'è l'icona cristiana, come nasce e come si dipinge. Dalle origini paleocristiane a Rublëv, dalla tecnica della tempera a uovo all'iconografia oggi.

Giovanna Parravicini

La parola “icona” e di origine greca: eikon significa “immagine”, “ritratto”, e la ritroviamo nelle prime righe della Bibbia ad attestare che l’uomo fu creato a immagine di Dio. Nei primi secoli dell’era cristiana entro nell’uso per designare ogni raffigurazione di Cristo, della Vergine, di santi, angeli o avvenimenti della Storia Sacra, nelle piu diverse dimensioni e tecniche.

L’icona, che nei secoli si sarebbe affermata come patrimonio custodito e coltivato in particolare nella Chiesa d’Oriente, nasce in realta intorno al V-VI secolo come espressione della Chiesa indivisa, unita nella lotta contro le eresie e nelle definizioni dei Concili ecumenici. Prima dello scisma fra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, nel 1054, le icone avevano gia avuto per almeno quattro o cinque secoli grande diffusione in tutto il mondo cristiano, dalla Siria all’Egitto, dall’Oriente bizantino all’Occidente carolingio. Da notare che alcune tra le piu antiche icone giunte fino a noi si trovano a Roma; tra tutte, ricordiamo la Salus Populi Romani, a Santa Maria Maggiore.

Salus Populi Romani, Santa Maria Maggiore, Roma

Fondamenti teologici

L’icona non nasce dunque all’interno di una singola cultura, ma esprime la nuova concezione del mondo che sorge e si afferma attraverso il cristianesimo. Il suo fondamento e costituito dal dogma della divinoumanita di Cristo, dell’Incarnazione che definisce l’identita e la dignita dell’uomo, restaurando, dopo il peccato originale, la possibilita di raffigurare il divino nelle sembianze umane.

Icona bizantina

L’icona non e definibile semplicemente come arte sacra, alla stregua dei quadri che illustrano soggetti biblici o episodi di vite di santi nella tradizione occidentale. Non ha principalmente una funzione edificante o istruttiva; nella tradizione orientale, questo compito e piuttosto affidato alle pitture parietali e ai cicli di affreschi nelle chiese. L’aspetto edificante e quello artistico, pur esistendo, nell’icona sono in realta solo elementi accessori: cio che vi campeggia e la presenza di Dio stesso, il mistero divino che attraverso l’arte dell’icona viene espresso.

Per la tradizione della Chiesa, infatti, l’icona e un “sacramentale partecipe della sostanza divina”, il luogo in cui Dio e presente e incontrabile, una grazia della sua infinita misericordia, un’occasione “per toccare un lembo del suo mantello”.

L’icona si innesta nella tradizione precristiana assumendone elementi e moduli figurativi, espressioni e concezioni, a cui vengono pero conferiti significati e contenuti radicalmente nuovi. Il vecchio mondo diventa simbolo, cioe rimando alla pienezza di verita che Cristo e venuto a rivelare. Si pensi, ad esempio, alla figura del Buon Pastore nelle catacombe, oppure all’elaborazione dell’iconografia del Pantocratore, che riprende di volta in volta i sembianti dell’imperatore “in trionfo” o del “filosofo” greco.

Il Buon Pastore, mosaico del Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna

Cristo Pantocratore, Duomo di Cefalù, Sicilia

Nell’icona troviamo anche numerosi elementi pittorici ripresi dall’arte dell’Antico Egitto, che possedeva una valenza profondamente religiosa, mentre il suo stesso carattere di sacralita ed efficacia trova un antecedente nel concetto di imago efficiens della civilta romana, in cui era in uso esporre nei tribunali un ritratto dell’imperatore che garantiva la sacralita di ogni giudizio e delibera, come se si fosse alla presenza dell’imperatore stesso.

Tipologie e canoni iconografici

In seguito alla “pace” di Costantino, l’arte cristiana, acquisito ormai uno status di ufficialita, oltre ad elaborare una propria teologia che riceve la definizione piu completa attraverso il II Concilio di Nicea del 787, crea anche delle proprie tipologie iconografiche e stilistiche.

La lotta iconoclasta, che si sviluppa nel mondo bizantino tra il 730 e l’843, rinsalda e approfondisce la concezione sottesa all’immagine sacra, che rimanda direttamente all’Incarnazione. Non e un caso che le prime icone, secondo la tradizione, siano “acheropite”, cioe non dipinte da mano d’uomo ma consegnate dallo stesso Salvatore che impresse i propri sembianti su un lino. Alla base di questa concezione e probabilmente presente anche un influsso della Sindone, esposta in una chiesa di Costantinopoli ripiegata in modo tale da lasciar visibile il Volto santo.

Cristo Acheropita

La stessa cosa vale per le icone della Madre di Dio: le piu antiche, secondo la leggenda, sarebbero state dipinte dallo stesso evangelista Luca sulla tavola della mensa di Nazareth. Si tratta di una tradizione molto diffusa in tutto il mondo cristiano; basti pensare alla celebre Madonna di san Luca, nell’omonimo santuario a Bologna.

Madonna di San Luca

Poiche autori dell’icona, in ultima analisi, sono il Salvatore stesso e la tradizione ecclesiale, le tavole cosi dipinte non venivano mai firmate dagli artisti. Solo nell’icona postbizantina in area greco-balcanica e veneto-cretese, e a partire dal XVII secolo nel mondo russo e slavo, sotto l’influsso della cultura moderna che vede nell’artista un demiurgo, sui bordi delle icone cominciano a comparire scritte dedicatorie firmate dall’autore.

Tecnica pittorica

Rispetto alle icone piu antiche, come il Cristo Pantocratore del monastero di Santa Caterina sul Sinai del VI secolo, che presentano ancora il gusto illusionistico tipico della pittura tardo-antica, si nota una progressiva schematizzazione degli elementi della figura umana, del paesaggio e della natura, che assumono dei canoni ben precisi a cui l’iconografo si attiene, ricercando la propria creativita al loro interno, secondo un processo assimilabile alla creativita di chi prega usando le parole della liturgia.

Cristo Pantocratore, Monastero di Santa Caterina, Sinai, VI secolo

All’iconografo interessa raffigurare la realta non come si presenta agli occhi carnali, nella sua dimensione fenomenica, ma nella sua essenza, quale essa viene contemplata nella visione di Dio. Tutte le scelte tecniche, stilistiche e figurative sono determinate ultimamente da questa concezione e, non a caso, il complesso procedimento di preparazione dell’icona, a partire dal supporto di legno che poi viene gessato e dipinto con colori ricavati da pigmenti minerali e terre, ripercorre la parabola della creazione del mondo e dell’uomo.

L’icona costituisce infatti un microcosmo a cui partecipano il mondo animale, vegetale e minerale. La tavola di legno viene scavata, realizzando una “culla”, assimilata all’arca di Noe. Ricoperta poi di un lino, che ricorda la sindone, viene gessata con un composto di gesso e colla animale, e lisciata fino ad assumere l’aspetto di alabastro.

Una prima fase e rappresentata dall’abbozzo del disegno; successivamente, se e previsto l’uso di oro, si passa alla doratura, realizzata con oro zecchino in foglia. La pittura, eseguita in genere con tempere a uovo, piu raramente a caseina, impiega pigmenti minerali e terre: i primi, di struttura cristallina, riflettono la luce, mentre le seconde la assorbono. Si crea cosi un equilibrio ideato per produrre una particolare luminescenza alla luce delle candele o delle lampade che illuminavano nel passato le chiese, e rendere un effetto di vibrazione della luce che sembrava animare le figure.

La tecnica di pittura dei volti veniva anche detta “illuminazione”, perche si passava in genere da un incarnato-base scuro a mani di colore sempre piu chiaro, a indicare la grazia divina che illumina la persona. In ogni caso, le tecniche pittoriche adottate nell’icona sono numerose e attestano una grande creativita e una profonda comprensione del mistero inesauribile della misericordia divina.

Madre di Dio della Tenerezza

Madre di Dio di Belozersk

Aree geografiche e profilo storico

Se le tracce piu antiche di un’iconografia cristiana si riscontrano nelle catacombe romane, l’icona raggiunge il suo massimo splendore a Bisanzio, da dove si diffonde in tutte le province dell’impero. Restano purtroppo poche testimonianze dell’arte iconica precedente la meta del IX secolo, che segna la vittoria degli iconoduli, ma tra quest’epoca e la caduta di Costantinopoli nel 1453 le icone bizantine conservatesi fino ai nostri giorni attestano una serie di splendide fioriture legate alle diverse dinastie regnanti.

Discesa agli inferi, Costantinopoli

I maestri bizantini danno inoltre il via a scuole locali, in cui maestranze ingaggiate sul posto uniscono le nuove tecniche apprese dagli artisti della capitale a gusti e tradizioni preesistenti. All’interno della koine cristiana nascono quindi scuole pittoriche profondamente originali e destinate a creare opere di grande valore culturale e artistico. Questo processo si accelera nella seconda meta del XV secolo, quando gli artisti bizantini cercano scampo alla dominazione dei turchi emigrando in altre aree geografiche. Si puo parlare di un’icona bizantina, greca, serba, macedone, veneto-cretese, armena, georgiana, bulgara e rumena.

Icona serba

Affresco, Nerezi, Macedonia

Affresco, Sopoćani, Serbia

Icona dell'Arcangelo, Georgia

Madre di Dio, Georgia

Nell’XI secolo nasce l’icona russa, poiche la Rus’ si converti al cristianesimo nel 988, e conosce la sua stagione piu splendida tra la fine del XIV e l’inizio del XVI secolo. I nomi dei grandi maestri di questo periodo, Teofane il Greco, Andrej Rublëv e Dionisij, sono ormai parte integrante del patrimonio artistico mondiale. Anche nella Rus’ si sviluppano diverse scuole, legate ai diversi principati: Kiev, Novgorod e Pskov, Vladimir, Suzdal’, Rostov, Tver’, e infine Mosca, che nel XVI secolo inglobera definitivamente tutti i principati autonomi e si proclamera l’erede di Bisanzio.

Teofane il Greco

Teofane il Greco

Trinità, Andrej Rublëv

Il Salvatore, Andrej Rublëv, Zvenigorod

Affresco, Monastero di Mirozh, Pskov

In Russia l’icona si conserva come unica forma d’arte sacra fino alla fine del XVII secolo; a partire dall’epoca di Pietro il Grande continuera ad esistere come forma di arte sacra e oggetto devozionale tra i ceti popolari e mercantili, mentre fra l’aristocrazia si diffondono i dipinti religiosi di tipo occidentale. All’inizio del XX secolo l’icona russa e oggetto di una straordinaria riscoperta, soprattutto da parte di restauratori e storici dell’arte, pensatori cristiani e artisti dell’avanguardia, e torna alla ribalta artistica mondiale.

L’iconografia in Italia

Il nostro Paese costituisce una sintesi unica e straordinaria fra l’arte bizantina e la tradizione latina: vi possiamo incontrare l’arte dell’icona fin dalle catacombe, e poi nelle piu antiche icone romane e nelle tavole lignee, soprattutto mariane, esposte in numerose chiese italiane e generalmente oggetto di grande venerazione.

L’iconografia trova una ricca espressione anche in straordinari cicli di affreschi, come quelli di Castelseprio, del monastero di Novalesa, di San Pietro al Monte, di San Vincenzo al Volturno, di Sant’Angelo in Formis, nelle chiese rupestri della Puglia e della Basilicata, e negli splendidi mosaici di Ravenna, Milano, Venezia e nell’arte dei Normanni in Sicilia.

Affresco, Castelseprio

Affresco, Castelseprio

Affresco, Monastero di Novalesa

Mosaico, Duomo di Monreale, Sicilia

La Creazione dell'uomo, Duomo di Monreale, Sicilia

Icona, Andria, XII-XIII secolo

Da notare che, fino all’epoca moderna, nella mentalita comune non esisteva il solco della divisione tra le diverse tradizioni artistiche e culturali: tutto il patrimonio della Chiesa veniva sentito come proprio e impiegato usandone le creazioni migliori. Possiamo quindi trovare chiese a impianto basilicale decorate con pitture bizantine, chiese a pianta quadrata con una cupola centrale nella tradizione bizantina, pitture o mosaici che uniscono elementi del romanico e dello stile bizantino. Anche in questo possiamo scorgere una grande lezione di aderenza alla tradizione e di liberta creativa.

La Scuola iconografica di Seriate organizza sovente cicli di lezioni e viaggi mirati a incontrare queste espressioni artistiche, di cui l’Italia e cosi ricca ma che sono finora meno conosciute, ad esempio, dell’arte rinascimentale o barocca.

L’icona nel nostro tempo

Se la rivoluzione del 1917 interrompe in patria il processo di riscoperta dell’icona, studiosi e artisti dell’emigrazione, come Bulgakov, Uspenskij, Losskij e Krug, continuano a tener desta la tradizione dell’icona, e nella seconda meta del XX secolo nascono scuole iconografiche in molti paesi d’Europa. In Francia sorge il Foyer St. Georges; in Italia, la Scuola iconografica di Seriate. Dopo la perestrojka anche in Russia si sono moltiplicate esperienze di singoli artisti e scuole iconografiche.

San Nicola, icona russa

Il recupero dell’icona e della teologia ad essa sottesa fa si che l’icona trovi sempre piu frequentemente collocazione nelle case e nelle chiese occidentali. Nel 1988 una lettera apostolica di Giovanni Paolo II dedicata al XII Centenario del II Concilio di Nicea ha riproposto a tutti i cristiani l’icona, sottolineando che “l’arte della Chiesa deve mirare a parlare il linguaggio dell’Incarnazione ed esprimere con gli elementi della materia Colui che si e degnato di abitare nella materia e operare la nostra salvezza attraverso la materia”.

Oggi, dopo secoli in cui l’icona era stata soppiantata in Occidente da altre forme artistiche, essa e stata reintegrata anche nel nostro continente nel suo primitivo ruolo di “scrittura del divino”, che come tale appartiene a tutta la Chiesa. Non va pero esente da tentazioni: quella di ridurla a una copia fedele di modelli immutabili, di schematizzarne determinati elementi, o di spiritualizzarla estrapolandola dalle sue naturali coordinate di tempo e di luogo.

Si tratta, in realta, di un linguaggio che stiamo pian piano decifrando, in cui artisti straordinari ma anche semplici uomini di fede, “artigiani” dell’icona, espressero nei secoli la fiamma della loro preghiera e lo stupore del loro incontro con la misericordia divina. Vari maestri iconografi, come padre Egon Sendler, Adol’f Ovčinnikov e l’archimandrita Zinon, nel loro operato come nel loro metodo di insegnamento hanno fatto leva proprio su questo aspetto.

Una “scuola” iconografica oggi dev’essere in primo luogo un laboratorio creativo in cui gli allievi sono accompagnati si ad acquisire abilita tecniche e ad approfondire procedimenti pittorici, ma insieme a scoprire la liberta creativa e la confidenza degli antichi maestri.

Bibliografia essenziale